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Carta delle Apuane

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Fabio Baroni "Si pubblica la Carta delle Apuane"

LA CARTA DELLE APUANE.

Un nuovo futuro per il territorio

Regnano, 27 Giugno 2010

Le Apuane sono uno dei patrimoni più importanti del Pianeta. Lo sono dal punto di vista naturalistico, ambientale, botanico, culturale, storico ed antropologico. La stessa cavazione del marmo ne rappresenta un tratto unico.

Le Apuane, proprio in virtù di tale importanza rappresentata, sono colpite da un processo distruttivo, che è annoverabile fra i più grandi disastri ambientali, naturalistici, botanici, faunistici, storici del Pianeta. Particolarmente inquietante è l’aggressione nei confronti del bene apicale dell’intero ecosistema: l’acqua, l’oro blu del XXI secolo. L’attività estrattiva infrange i capillari che convogliano l’acqua delle precipitazioni verso le profondità della terra oltre a provocare inquinamento da fanghi ed olii esausti

Le Apuane, oggi e da tempo, non possono più sostenere l'economia di cava, specialmente nelle forme assunte di giacimento di detriti di carbonato di calcio: dunque si afferma che l'economia di cava attuale non è più sostenibile, secondo la filosofia corrente sulla sostenibilità.

Le Apuane sono teatro di una distruzione che confligge con l'Art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, laddove recita: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. L'attività di cava nelle Apuane, nelle forme in cui si svolge oggi, essendo strutturalmente e per sua stessa natura, un atto distruttivo non temporaneo, è un'attività che viola la Costituzione. L'opposizione all'attività di cava attuale è, dunque, un atto di civiltà.

Le Apuane sono un contesto ambientale, storico, antropologico di straordinario interesse per una politica dello sviluppo del turismo responsabile ed intelligente, nelle molte forme permesse dalla morfologia e diversità del territorio, dell'agricoltura e dell'allevamento di filiera corta, dell'artigianato legato anche ad una limitatissima produzione di marmo. Crediamo che la proposta degli usi civici presenti su tutta l’area apuana, cioè di una “terza via” fra proprietà privata e proprietà pubblica possa costituire un volano attorno al quale raccogliere nuove energie sociali ed economiche per le aree montane, soprattutto per quanto riguarda le escavazioni.

Le Apuane sono state legate ad una attività industriale oggi in profonda - e, vedute le dinamiche planetarie nel campo del lapideo- irreversibile crisi e decadenza che produce forme di sfruttamento del territorio insostenibili e, parallelamente, diversamente dal passato, anche una riduzione progressiva dell’occupazione.

Le Apuane possono diventare il cuore di un modello economico diverso, più equo e più fertile, che rifacendosi alle ricchissime quantità di risorse naturali, antropiche, idrogeologiche e paesistiche di questa catena, unica nel Mediterraneo e in Europa, possa estendersi alle colline e alle città costiere, nonché ai parchi limitrofi (Cinque Terre, Appennino, Magra, San Rossore) fino a costituire un formidabile complesso sociale ed economico, oltre la crisi e la bolla finanziaria.

Le Apuane sono state private, dalla politica nazionale, regionale, locale, di una prospettiva di utilizzo economico diversa da quella della monocoltura del marmo. L'escavazione del detrito e del marmo, come oggi si pratica, ostacola gravemente ogni possibilità di sviluppo alternativo.

Le Apuane sono sottoposte ad un regime monocolturale che mortifica ed impedisce uno sviluppo economico potenzialmente notevole: si afferma dunque che la monocoltura della cava è incompatibile con lo sviluppo economico ed occupazionale del territorio.

Le Apuane sono, dunque, teatro dimostrativo della dannosità dell'economia monocolturale di cava non solo in campo ambientale ma anche nel campo economico, a causa della quale si produce una crisi occupazionale, in special modo nella Provincia di Massa Carrara, che resterà strutturale fintanto che il marmo sarà l'attività dominante.

Le Apuane sono, invece, salvabili, al fine di creare lo sviluppo del territorio: è inaccettabile dilapidare così un patrimonio utilizzabile altrimenti in maniera corretta e adeguata. Il processo progressivo di sostituzione dell’economia monoculturale del marmo con le forme alternative delineate, garantirà non una perdita ma una crescita delle possibilità di occupazione, a partire da quanti sono oggi occupati nelle cave, i quali ultimi godranno del passaggio da un lavoro usurante ad una tipologia di impiego qualitativamente migliore.

Affermiamo, perciò, sulla base di questo Manifesto, la nostra volontà irremovibile di fare del caso Apuane l'iniziativa di difesa ambientale e di nuovo sviluppo territoriale armonico più grande della Toscana e dell'Italia. Un'iniziativa che non può avere sosta né interruzione fino a che l'obiettivo del cambio di economia, con la fine della monocoltura della cava, non sarà un fatto avvenuto.

Articolo prelevato dal gruppo Facebook "Salviamo le Apuane"

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